QUANDO  LA ERDITA DI UNA PERSONA  CARA E SIGNIFICATIVA , DA  LUTTO “FISIOLOGICO”,  DIVENTA UN DISTURBO “DA LUTTO COMPLICATO PERSISTENTE”

Dott.ssa Romina Galmacci

Psicologa clinica- -Specialista in “Addictive Behaviours e Patologie Correlate”

Cosa si intende con il termine lutto?

Con il termine lutto si fa riferimento sia alla reazione emozionale che si sperimenta quando un individuo  perde una persona cara e significativa della sua vita, sia il tempo che segue la morte di quest’ultima.

Si tratta di un percorso che ogni persona compie a proprio modo, con i propri tempi ma che in  genere viene vissuto in solitudine e silenzio  perche’ risulta difficoltoso per il soggetto sofferente manifestare i propri sentimenti di dolore di fronte agli altri membri della famiglia.

Perche’ talora si parla di “ferita da lutto”?

Spesso si usa palare di ferita da lutto perche’ con la morte della persona cara ( che sia un coniuge, un genitore, un figlio, un nonno o un amico) e con la conseguente perdita della sua presenza e deprivazione affettiva che lasciano dei vuoti immensi,  l’individuo vive :

a) una sorta di frantumazione delle parti di se’;

b)     uno strappo penoso che viene percepito come una mutilazione di una gran parte di se stesso;

c)     una lacerazione dolorosa che tocca  sia il suo passato e la sua capacita’ di andare avanti che prima si manifestava in progetti  che il suo modo di relazionarsi con gli altri..

Che cos’è il lutto “fisiologico” e in quali fasi si articola?

Il lutto è una reazione normale ed inevitabile alle perdita di una persona cara . Esso si articola in come avviene per gli adulti in quattro  stadi :

1)     Fase dello shock, caratterizzata dallo stordimento e della confusione in cui l’individuo è  prova un gran senso di vuoto, e si sente come intorpidito dietro un muro di vetro che lo separa dal mondo;

2)     Fase della negazione , caratterizzato dai ricordi accompagnati da lagrime e da  forti sentimenti contrastanti di dolore, perdita, sensi di colpa e da cio si avrebbe voluto dire e non si è detto ;

3) Fase della rabbia in cui la persona si chiede perche’ il lutto ha colpito proprio lui/lei e è pervasa da un senso di ingiustizia e da sentimenti di rabbia;

4)     Fase della depressione, in cui la persona disperata  sperimenta i sintomi propri della depressione piu’ profonda;

5)     Fase dell’accettazione della perdita in cui la persona riesce a metabolizzare il dolore, a riprendere il contatto con il mando e a  trasformare la persona perduta in presenza interiore, rendendosi conto che la vita deve proseguire.

Quali sono  i sintomi del lutto “fisiologico”?

Nei primi tempi del lutto è normale che l’individuo che ha perso la persona cara   viva dolore intenso, sofferenza e senso di solitudine. I sintomi del lutto fisiologico sono  i seguenti sintomi:

  • si senta depresso e avvilito;
  • si senta apatico;
  • non riesca a riprendere le normali attivita’ quotidiane ( come preparare i pasti, seguire i figli, riprendere il proprio lavoro, riposare regolarmente, riprendere i propri hobbies, ecc..);
  • presenti disturbi nel sonno;
  • pensi continuamente alla persona cara venuta meno;
  • eviti i contatti sociali;
  • nel caso  di un individui abbiano perso il marito/moglie è normale che giungano piu’ frequentemente a  sentirsi spaventati e percepire la propria vita senza piu’ senso e a nutrire pensieri suicidari [1];, sopraffatto/a dal pensiero dei tanti impegni e nuovi ruoli e dalla sensazione di sentirsi schiacciato/a dalla responsabilita’ di crescere dei figli solo/sola.

Quest’ultima manifestazione sintomatologica si spiega con questa riflessione: quando si verifica la morte di una persona  cosi significativa, come un coniuge, che ha rappresentato oltre una figura di sostegno affettivo, anche di appoggio morale, pratico e finanziario,  l’assenza fisica crea un’intensa sensazione di mancanza e una sofferenza cosi’ acuta , da sfociare nel desiderio di non vivere piu ‘ senza di lui/lei.

Quali sono i fattori che favoriscono l’elaborazione del lutto fisiologico?

L’individuo al fine di favorire l’elaborazione del lutto dovrebbe:

1) non trascurare le normali attivita’ quotidiane ( come cucinare, cercare di riposare regolarmente, riprendere il proprio lavoro e seguire i propri figli);

2) non isolarsi dagli altri e dalla vita in generale;

3) selezionare tra le proprie conoscenze qualche persona maggiormente empatica, con la quale poter condividere l’esperienza di dolore che sta vivendo; perche’ le emozioni di dolore non vanno soffocate, rifuggite  ma espresse in modo da non esserne travolti.

Quando  il lutto fisiologico si trasforma in  Disturbo da lutto complicato persistente?

Ogni persona ha bisogno di un suo tempo specifico per riprendersi, diverso da quello di tutte le altre. Tuttavia, in linea generale se..dopo  6 mesi  dalla perdita della persona cara, e dopo un anno se si tratta di vedovanza, quindi di perdita di un coniuge,  l’individuo non accenna a nessun miglioramento ma si trova ancora nello stato di dolore iniziale profondo, si puo parlare di Disturbo da lutto complicato persistente occorre un supporto psicologico perche’ si tratta di una vera e propria patologia, tanto si definisce altrimenti “lutto patologico”.

Quali sono i fattori alla base della capacita’ di gestire un lutto significativo, come ad esempio quello di un genitore?

I fattori che permettono di gestire in modo fisiologico anche un lutto importante, quindi la capacita’ di gestire una perdita  significativa (come la  morte di un genitore o di un coniuge, che  rappresentano due perdite  travolgenti in qualsiasi momento della vita avvenga[rg1] no)  in modo fisiologico senza oltrepassarne la soglia e giungere nell’area del lutto patologico  ) sono due:

  • l’eta’ anagrafica ;
  • la maturita’ emotiva di ogni persona.

Quali sono i suoi sintomi del disturbo da lutto complicato persistente?

I sintomi del lutto patologico sono:

  • sentimenti e pensieri  invasivi di tipo depressivo con interessi ridotti , poca cura verso se stessi, e gli altri e difficolta’ lavorativa e nelle relazioni;;
  • sentimenti di dolore profondo  miscelati  a rabbia connessi al pensiero della persona deceduta;
  • sensazione che la vita non abbia piu’ senso e talora pensieri suicidari;
  • disturbi d’ansia accompagnati da agitazione e irritabilita’;
  • ritiro sociale con apatia e distacco emotivo da cose e persone;
  • perdita di interesse negli altri ed  evitamento del contatto persino con i familiari;
  • sintomi del disturbo post traumatico da stress ( pensieri intrusivi e costanti della persona cara deceduta e convinzione irrazionale di non aver fatto abbastanza per evitare la sua  morte );
  • disturbi del sonno;
  • difficolta’ ad accettare la morte come “fatto naturale”.

Quali gli obiettivi del trattamento del Disturbo da lutto complicato e persistente?

Il trattamento del disturbo da lutto complicato persistente richiedera’ tempo e soprattutto il desiderio di stare meglio del /della paziente  Va evidenziato che a seconda delle esigenze specifiche del paziente,  va  affiancato un trattamento farmacologico a base di antidepressivi o stabilizzatori dell’umore che valutera’ uno psichiatra.

Il percorso psicologico ha il fine di aiutare il paziente sofferente ad affrontare il senso di  abbondono ed il dolore della perdita, talora la tendenza a colpevolizzare chi se ne è andato,  per arrivare all’obiettivo finale che consiste nella accettazione della morte del caro  e nella conseguente interiorizzazione della presenza persona perduta.

Occorrera’  un lavoro complesso che si articolera’ nei seguenti steps :

  • premettere  al/alla paziente che al fine di un esito positivo e piu ‘ rapido sara’ necessario del tempo e in primis il suo coinvolgimento personale, un forte impegno ed il reale desiderio di superare la sofferenza e stare meglio;
  • entrare in empatia con la persona in lutto , trasmettendole si comprende la mancanza e  la sofferenza avverte ma che occorre imparare a convivere con il dolore che nel caso di vedovanza dalle ricerche risulta diminuira’ di intensita’ dopo il primo anno, quando il coniuge, dopo aver creato uno spazio ospitale in se stessi, s diverra’ una “presenza interiore”;;
  • sottolineare che l’obiettivo finale sara ‘ accettare la perdita , interiorizzare dentro se stessi la persona cara e reiniziare a vivere;
  • mettere in discussione con la logica le credenze irrazionali del paziente circa i suoi infondati sensi di colpa e sottolineare che la morte è un evento purtroppo naturale;
  • invitare il paziente a prendere contatto con il proprio mondo interiore e ad esprimere propri sentimenti di dolore, mancanza, nostalgia, di tristezza , di rimpianto, di dolore  sino che la paziente non sara stanco di ripetersi …Insieme a queste il clinico chiedera al paziente di raccontargli  i ricordi con lui/lei. .Questa è una delle tappe chiave del percorso perche’ tirando fuori il dolore e i ricordi  e condividendoli, avra’ modo di non sentirsene piu’ travolto, ma di elaborarli e di cambiare il rapporto con la perdita, riuscendo gradualmente , man mano il lavoro di contatto e condivizione delle  emozioni procedera’ , ad integrare la persona perduta nel proprio mondo interiore, recuperando cosi un legame in un modo tutto nuovo;
  • Invitare il paziente a uscire dall’isolamento dagli altri e a riaprirsi alla vita e a concentrarsi sugli affetti ( parenti e amici veri)  con cui fare chiacchierate, passeggiare, pranzare, e trascorrere del tempo,  Va sottolineato che il sostegno  e l’ affetto  delle persone care rappresenta una risorsa preziosa per rinnovare la motivazione ad andare avanti nella vita e  per adattarsi con il tempo ad una vita diversa da prima, guarendo cosi dalla ferita;
  • incoraggiare il paziente a riprendere le attivita’ normali quotidiane e a cimentarsi con nuove attivita’ extralavorative (oltre  preparare i pasti, riposare, riprendere hobbies, iscriversi a qualche corso, anche se con sforzo ) per tentare in qualche modo di colmare i vuoti lasciati e rendere la vita piu’ sopportabile ;
  • nel caso la perdita riguardi un coniuge  e ci siano figli, il clinico  tra i suoi obiettivi avra’ anche quello di  incoraggiare il genitore rimasto solo a non sentirsi perso, impreparato e incapace di cavarsela da solo come spesso avviene, a superare la paura e il disorientamento che è normale avverta , nonche’  gli  fornira’ indicazioni  per aiutare i propri figli a   fronteggiare la sofferenza per la morte del padre o della madre.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Dott.ssa Galmacci (psicologa clinica – Specialista in “Addictive Behaviours e Patologie Correlate” Universita’ Cattolica del Sacro Cuore di Roma)  riceve su appuntamento, presso lo St. Tutela Medici Estetici (T.M.E.), Via Paolo Bentivoglio n° 41 ( p. 2° - int.13) 00165 Roma , ­ lo St Medico Longo,   Via dei Savorelli °24 00165 Roma ( 06/636672) ­il Cassia Physio Center, Via Valle della Storta n° 23/a 00123 Roma (centralino 06/30896538)  http://www.fisioterapiacassia.it/psicologia/psicologia)

 

Per info: Cell 324/6397634

 

 

 

 


[1] questo avviene soprattutto nei casi in cui  si aveva con la persona deceduta un rapporto di dipendenza..


 

Torna indietro

Joomlart
Questo sito utilizza i cookie. Usiamo i cookie per darvi il massimo della esperienza e della usabilità nel nostro sito. La prosecuzione nella navigazione comporta la accettazione dei cookie.

Ulteriori informazioni